Marianna Quartuccio

MARIANNA QUARTUCCIO

Chiara Fracassi per Direzione Ostinata. Tutti i diritti riservati

Potrei parlarvi della mia storia, una storia simile a quella di molte altre persone che lasciano la propria infanzia, la propria adolescenza, la propria vita, la propria città, alla ricerca di opportunità. Forse vi annoierei e soprattutto rischierei di non essere onesta, prima con me stessa e poi con voi.

Confesso: non so come si scriva una presentazione personale.

Vi dico subito, nella speranza che la mia sincerità sia apprezzata, che mi renderebbe felice come una bambina a cui si regali la cioccolata l’essere accostata ad un “cantastorie”. Un cantastorie che sostituisce le immagini alle parole.

Non so se il mio approccio alla fotografia sia quello giusto, ormai è diventata parte di me. Come un libro ha due autori, chi lo scrive e chi lo legge, una foto - io credo - ha due fotografi, chi la scatta e chi la osserva.

In ogni scatto cerco di raccontare una storia: "la mia storia", con la speranza che qualcuno, nell'osservarla, trovi “la sua”. Sono ispirata dalla normalità, dalla quotidianità: è la vita di tutti i giorni che cerco. Mi piace guardare il tutto non solo con gli occhi, ma con l’immaginazione e soprattutto col cuore.

Così, ad esempio, per raccontare Napoli, la “mia linfa”, ho deciso di dare voce ai suoi vicoli. È bastato cominciare a camminare per perdermici; mi sono lasciata guidare e Napoli si è presentata in tutto il suo essere, con tutte le sue luci e le sue ombre, con tutta la sua grandezza, la sua imponenza, le sue contraddizioni,

E poi... mi sono ritrovata con il desiderio di raccontare Milano, con i suoi volti nascosti, con tutti quei luoghi comuni tanto numerosi quanto falsi e... proprio nel momento in cui avevo deciso di accantonare l’idea... sul tram 19 ho avuto l’ispirazione: lasciar fare ai suoi tram, alle sue 17 linee che racchiudono tante storie incrociate.

E proprio in quel momento, Milano è diventata “mia”, Milano si è concessa, pronta a raccontarmi tante storie, storie fatte di luoghi, di persone, di emozioni.

 

Nel 2014, raccontando la vita di un locale sui Navigli, il Mag, e dei suoi tanti clienti, ho vinto il primo premio al concorso internazionale Fuori Fuoco Moak 2014 con la sequenza di scatti “Cafè, storie incrociate”. Non ricordo nulla del momento della premiazione, se non il tremolio alle gambe e l’incredulità che ancora oggi mi accompagna.

Ah... ecco! Ho superato un altro dei miei tanti limiti: ho fatto la mia presentazione. Grazie!

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